Amniocentesi

(15+0giorni e 18+6giorni)

Cos’è? L’amniocentesi consiste nel prelievo di un campione di liquido amniotico. Disperse nel liquido amniotico, vi sono cellule (dette “amniociti”) che, essendo di provenienza fetale, possono essere analizzate per conoscere l’assetto cromosomico del feto (cariotipo fetale).

Tempi di esecuzione L’amniocentesi, per la determinazione del cariotipo fetale, si esegue tra 15+0giorni e 18 settimane. In caso di particolari patologie e/o indicazioni diverse dal cariotipo fetale (es. malattie infettive) può essere eseguita anche in epoche successive a tale intervallo.

Prima dell’esame In condizioni di riservatezza e massimo rispetto della privacy, la paziente viene edotta su finalità, rischi e tecnica dell’amniocentesi, riceve del materiale scritto informativo e firma un consenso informato. Non è necessario essere digiuna.

Da portare in visione il giorno dell’amniocentesi

  • Gruppo sanguigno e fattore Rh,
  • markers dell’epatite B e C,
  • HIV-test,
  • eventuale documentazione clinica.

La mancanza, anche parziale, di quanto sopra elencato, potrebbe causare il rinvio dell’amniocentesi.

Tecnica L’amniocentesi si esegue introducendo un sottile ago attraverso l’addome, sotto guida ecografica, in una tasca di liquido amniotico precedentemente scelta. Si preleva circa 1 millilitro di liquido da scartare per evitare una seppur remota probabilità di contaminazione del campione da parte di cellule materne. Si prelevano, poi, circa 20 millilitri di liquido amniotico, per l’analisi. Il liquido amniotico, in questa epoca gestazionale, è costituito principalmente da urina fetale quindi, il volume iniziale verrà ripristinato entro circa 1 ora dal prelievo, con la successiva minzione fetale. L’esame viene eseguito sotto stretto controllo ecografico per tutta la sua durata, circa 30 secondi, e contemporaneamente vengono monitorati l’attività cardiaca, i movimenti fetali e il sito di inserzione dell’ago.

Rischi Rottura delle membrane, massiva perdita di liquido amniotico dai genitali e conseguente perdita fetale nello 0,1-0,6 % circa dei casi, dal momento del prelievo e nei giorni immediatamente successivi alla procedura. Il rischio decresce con il passare delle ore e torna a quello prima dell’esame dopo 72 ore.

Dopo l’esame La paziente prende visione del materiale prelevato e appone una firma sul contenitore previo controllo dei dati personali riportati su quest’ultimo. La paziente potrà poi trattenersi, con il partner e/o i familiari, per tutto il tempo desiderato o necessario.

Quali disturbi potrebbero comparire Dopo l’amniocentesi e nei giorni successivi potrebbe comparire dolenzia nel punto di inserzione dell’ago o diffusa a livello addominale e/o lombare. La sensazione è simile, per durata ed intensità, a quella procurata da una puntura sul gluteo. Potrebbe anche verificarsi una piccola perdita di sangue o di liquido dai genitali. In caso di forti dolori persistenti, perdite importanti o febbre è opportuno recarsi in ospedale.

Indagini aggiuntive Su richiesta della paziente e/o dove suggerito da specifici fattori di rischio, è possibile eseguire analisi geniche come la ricerca per la sindrome di Martin-Bell (o X-fragile) che è, tra le malattie dovute ad alterazioni geniche, la forma più frequente di ritardo mentale, la emoglobinopatie (es.:β-talassemia), alcuni tipi di sordità congenita e la distrofia muscolare di Duchenne. La richiesta di indagini aggiuntive, in genere, non comporta un prelievo maggiore di liquido amniotico e non comporta rischi aggiuntivi.

Recenti sviluppi scientifici e tecnologici Grazie ai recenti progressi della citogenetica molecolare è adesso possibile esaminare i cromosomi in maniera più approfondita ed accurata, utilizzando il cosiddetto Cariotipo Molecolare, procedura diagnostica che impiega una tecnica molecolare innovativa conosciuta come array-CGH. Essendo una tecnica molecolare, che non necessita di coltura cellulare, con il Cariotipo Molecolare è possibile ottenere un’analisi cromosomica approfondita in soli 2-3 giorni, a differenza dei 15-20 giorni necessari con la tecnica tradizionale, riducendo al minimo i tempi di attesa dei risultati.
Un vantaggio non trascurabile che consente di:

  • Escludere una patologia cromosomica entro pochi giorni dal prelievo;
  • Ridurre l’ansietà della gestante;
  • Gestire in largo anticipo un’eventuale intervento terapeutico, in caso di risultato patologico.

Rispetto all’esame citogenetico tradizionale, l’analisi molecolare dei cromosomi ha una risoluzione molto più elevata (~100 volte). Ciò consente di identificare alcune (circa 100) patologie derivanti da alterazioni cromosomiche submicroscopiche (microdelezioni e le micro duplicazioni), non evidenziabili tramite il cariotipo tradizionale, aumentando sensibilmente l’accuratezza dell’esame.
Il cariotipo molecolare, infatti, consente di effettuare rapidamente non solo lo studio dell’assetto cromosomico fetale, ma anche di un gruppo di 100 patologie causate da microdelezione / microduplicazione cromosomica (es. Sindrome di DiGeorge, la Sindrome di Williams, la Sindrome di Praeder-Willi/Angelman) ed oltre 150 geni. L’Array-CGH è una metodica molecolare che non necessita di coltura cellulare, quindi non è soggetta al rischio di mancata crescita e, di conseguenza, di ripetizione del prelievo, garantendo un risultato nel 100% dei casi.

I limiti di tale tecnica in ambito prenatale sono rappresentati dall’impossibilità di identificare riarrangiamenti cromosomici bilanciati (non patologici) e i mosaicismi (cioè la presenza cioè di due linee cellulari con differente assetto cromosomico) con una linea cellulare scarsamente rappresentata (inferiore al 10% circa). Questa tecnica innovativa si differenzia dal cariotipo tradizionale in quanto meno laboriosa e facilmente automatizzabile, e quindi meno soggetta a rischio di errore. Inoltre, alcune sue particolarità tecniche consentono l’accertamento anche dei mosaicisti (non inferiori al 10%), e coaiuvata dalla QF-PCR permete di determinare la stato di zigosità in gravidanze gemellari come pure la rapida identificazione di contaminazione materna che non è apprezzata dalla FISH e dal cariotipo.
Il cariotipo molecolare, a differenza dell’altra tecnica di amniocentesi rapida, la QF-PCR, fornisce in tempi similmente rapidi i risultati di eventuali anomalie a carico di tutti i cromosomi.


Ulteriori indagini In caso di necessità diagnostica, l’amniocentesi molecolare può essere integrata dalla diagnostica prenatale Molecolare infettivologica, che consiste nell’effettuare la ricerca con tecniche molecolari della presenza del genoma di agenti infettivi, (es. Citomegalovirus, Herpes simplex, Varicella Zooster, Rubeovirus, HIV, Toxoplasma gondii, Parvovirus). Il vantaggio del ricorso alla tecnica molecolare (Polimerase Chain Reaction – PCR) risiede nel fatto che si ricerca direttamente il genoma, ossia la forma replicativa, dell’agente infettivo, superando i metodi tradizionali indiretti che esprimevano la produzione anticorpale fetale (IgM). Tali metodi infatti risultano molto imprecisi poiché dipendono molto dalla variabile maturità del sistema immunitario a sua volta legato all’età gestazionale. Il tempo necessario per la diagnosi è di circa 2-3 giorni.

Risultati La paziente riceve una cartellina che riporta l’esito del cariotipo fetale (esito negativo: 46,XX se femmina, 46,XY se maschio) e il dosaggio dell’α-feto-proteina nel liquido amniotico (*). La risposta, in caso di esito negativo (assenza di patologia), arriva direttamente per posta all’indirizzo indicato dalla paziente stessa o per posta elettronica, in circa 18-24 giorni per la coltura classica e in 2-3 giorni (posta elettronica o comunicazione telefonica) nel caso si sia scelto di effettuare il cariotipo molecolare. In caso di esito positivo (presenza di patologia) la paziente viene contattata telefonicamente non appena possibile. I tempi di invio della risposta sono comunque indicativi e possono variare in base a vari fattori (quantità e tipo di indagini aggiuntive richieste, festività intercorrenti, circostanze contingenti ecc…)

(*)L’α-feto-proteina è una proteina prodotta dal fegato fetale. Questa presenta dei valori che variano con l’epoca gestazionale. Valori aumentati dell’α-feto-proteina possono essere la spia di malformazioni fetali a carico del tubo neurale (es.: spina bifida), della parete addominale (es.: gastroschisi, onfalocele) dei reni (nefrosi congenita) , di teratoma sacro-coccigeo.

Terapia prima… Prima dell’amniocentesi è consigliabile la somministrazione di un’antibiotico-profilassi per i 2 giorni precedenti l’esame e per quello della procedura. E’ importante, inoltre, la sospensione di eventuali terapie con aspirina e/o eparina nella settimana precedente (eparina: dalla sera precedente; aspirina: per i due giorni precedenti). Acido folico ed integratori vitaminici possono essere assunti regolarmente.

Terapia dopo… Le pazienti con gruppo sanguigno Rh-negativo ricevono la somministrazione di immunoglobuline anti-D per via intramuscolare.

Nota: pur sottoponendosi a procedure invasive diagnostiche con alto livello di attendibilità garantito dal laboratorio di genetica, è importare precisare che le suddette procedure:

  • non possono escludere patologie di natura diversa da quelle per cui sono programmate (es.: sordità per rosolia contratta in gravidanza, cardiopatie fetali congenite, malformazione per esposizione a sostanze teratogene ecc…)
  • non esonerano dall’eseguire ecografie, esami di laboratorio e visite ostetriche di routine
  • non possono escludere lo sviluppo di patologie cosiddette “evolutive” evidenziabili, cioè, solo in epoche avanzate della gravidanza e spesso dopo i termini utili per una eventuale interruzione (es.: idrocefalia, microcefali, patologie genito-urinarie, displasie scheletriche ecc…). Si ricorda, infine, che alcune patologie congenite possono manifestarsi solo vicino al termine della gravidanza o addirittura dopo la nascita.