La mammografia rappresenta il gold standard nell’imaging senologico, in quanto ha determinate caratteristiche:

  • Semplice
  • Rapidità di esecuzione
  • Altamente specifico
  • Ampiamente disponibile sul territorio

È pertanto l’esame cardine per i programmi di screening.

 

Tecnica

L’immagine mammaria nasce dalla interazione con i raggi X che l’attraversano e vanno ad impressionare la pellicola mammografica, nel caso di un sistema analogico, o un rilevatore collegato al computer, come avviene in mammografia digitale.

Sia essa analogica o digitale, la mammografia è realizzata con apparecchiatura dedicata, il mammografo, che consente il corretto posizionamento e adeguata compressione della mammella con accurata delimitazione del fascio radiante, atto a produrre immagini ad alta risoluzione spaziale e di contrasto.

La mammografia digitale, seppur dotata di minore risoluzione spaziale, risulta complessivamente più vantaggiosa rispetto a quella analogica: ha infatti una migliore risoluzione di contrasto e, rispetto a quella analogica in cui l’immagine è statica, grazie alle modalità di post-processing  può essere adattata alla capacità percettiva dell’occhio umano e alle esigenze cliniche.

 

Modalità di esecuzione dell’esame

Per ottenere immagini ad elevato contenuto informativo, sono necessari adeguata compressione e posizionamento della mammella.

L’esame mammografico standard prevede 3 proiezioni:

  • Cranio-caudale
  • Medio-laterale
  • Obliqua

A cui possono aggiungersi, in situazioni specifiche, proiezioni particolari come:

  • Cranio-caudale ruotata (per le porzioni parasternale o esterna della mammella);
  • Tangenziale (nello studio della cicatrice)
  • Compressione asimmetrica (per valutare un nodulo e/o un’area di convergenza, in modo da determinare una maggiore dissociazione tissutale, aumentando il contrasto);
  • Ingrandimento radiologico diretto.

In questo modo si ha la possibilità di visualizzare tutto il volume della mammella e valutarne i principali pattern, che sono rappresentativi di varie tipologie strutturali mammarie e che sono visibili all’esame mammografico, e di identificare lesioni maligne che, in fase precoce, possono essere rappresentate  da microcalcificazioni o distorsioni parenchimali della ghiandola mammaria. Chiaramente questi reperti necessiteranno poi di un approfondimento diagnostico istologico per poter effettuare una diagnosi di certezza.

 

Limiti dell’esame

Il limiti della mammografia sono l’utilizzo dei raggi X, con conseguente rischio biologico, benché minimo, e lo studio di mammelle molto dense, ovvero con prevalente componente ghiandolare e scarsa presenza di tessuto adiposo (che è tipica della donna giovane e in età fertile) la cui presenza favorisce e aumenta il potere contrastografico: in questa situazione, quindi, è ridotta la capacità di  visualizzare le lesioni.

 

Quali sono le indicazioni all’esame mammografico?

Le linee guida delle principali società scientifiche italiane (SIRM e FONCaM) e americane (American Cancer Society), prevedono:

  • Per le donne asintomatiche, con finalità d diagnosi precoce, una mammografia annuale o biennale, associata a visita senologica ed eventualmente ad esame ecografico a partire dai 40 anni di età.

Per le donne in cui vi è un aumentato rischio di insorgenza di carcinoma della mammella (donne con familiarità e portatrici di mutazioni genetiche per geni come il BRCA1 e il BRCA2), vanno sottoposte a specifici programmi di sorveglianza che iniziano in riferimento all’età di insorgenza del carcinoma nel familiare più giovane o, più generalmente, a partire dai 25/30 anni.

In questa giovane popolazione, spesso caratterizzata da ghiandola iperdensa a maggiore radiosensibilità, si consiglia sorveglianza mammografica ed ecografica associata all’esame RM.

  • Per le donne sintomatiche, in cui vi è una lesione focale clinicamente apprezzabile, gli accertamenti diagnostici devono essere i seguenti:

Donne di età inferiore a 40 anni: esame clinico ed ecografia e, in caso di sospetto neoplastico, completamento dell’iter diagnostico con mammografia ed esame cito-istologico;

Donne di età superiore a 40 anni: mammografia associata ad esame clinico ed eventuale successivo esame ecografico  e/o prelievo indagine citologica.

 

L’ecografia deve essere rigorosamente collocata nel contesto clinico-strumentale e risulta essere sempre un esame complementare alla mammografia aumentandone la sensibilità e la specificità.